mercoledì 19 febbraio 2014

Tu non tormentarmi con la freddezza

Tu non tormentarmi con la freddezza
e non chiedermi, quanti anni ho,
ossessionato da una pesante epilessia,
sono stanco nell'anima, come uno scheletro giallo.

C'è stato un tempo, quando dai sobborghi
io sognavo infantilmente - fumosamente,
che sarei diventato ricco e famoso
e che tutti mi avrebbero amato.

Sì! Io sono ricco, e ricco di troppo.
Avevo un cilindro, e adesso  non l'ho più
mi è rimasta solo una pettìna
e un paio di scarpe a punta alla moda scalcagnate.

E la mia fama non è peggiore, -
da Mosca fino ai barboni di Parigi
il mio nome incute orrore,
come una bestemmia grossa, da barboni.

E l'amore, non è una faccenda divertente?
Tu baci, e le labbra sono come di latta.
Lo so, il mio sentimento è più che maturo,
e il tuo sentimento non riesce a fiorire.

Per rattristarmi adesso è ancora presto,
Ma, anche se c'è la tristezza - non è un guaio!
Più dorata delle tue trecce la giovane atrepice
fruscia sui kurgany.

Vorrei ritornare in quei luoghi,
in modo che al mormorio della  giovane atrepice
potessi affondare per sempre in una incertezza
e sognare come un ragazzino - in un fumo.

Ma sognare qualcosa d'altro, di nuovo, 
incompreso alla terra e all'erba,
che il cuore non possa esprimere a parole
e l'uomo non sappia dargli un nome.

1923


Sergej A. Esenin, Poemi e poemetti, BUR

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