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mercoledì 19 febbraio 2014

Tu non tormentarmi con la freddezza

Tu non tormentarmi con la freddezza
e non chiedermi, quanti anni ho,
ossessionato da una pesante epilessia,
sono stanco nell'anima, come uno scheletro giallo.

C'è stato un tempo, quando dai sobborghi
io sognavo infantilmente - fumosamente,
che sarei diventato ricco e famoso
e che tutti mi avrebbero amato.

Sì! Io sono ricco, e ricco di troppo.
Avevo un cilindro, e adesso  non l'ho più
mi è rimasta solo una pettìna
e un paio di scarpe a punta alla moda scalcagnate.

E la mia fama non è peggiore, -
da Mosca fino ai barboni di Parigi
il mio nome incute orrore,
come una bestemmia grossa, da barboni.

E l'amore, non è una faccenda divertente?
Tu baci, e le labbra sono come di latta.
Lo so, il mio sentimento è più che maturo,
e il tuo sentimento non riesce a fiorire.

Per rattristarmi adesso è ancora presto,
Ma, anche se c'è la tristezza - non è un guaio!
Più dorata delle tue trecce la giovane atrepice
fruscia sui kurgany.

Vorrei ritornare in quei luoghi,
in modo che al mormorio della  giovane atrepice
potessi affondare per sempre in una incertezza
e sognare come un ragazzino - in un fumo.

Ma sognare qualcosa d'altro, di nuovo, 
incompreso alla terra e all'erba,
che il cuore non possa esprimere a parole
e l'uomo non sappia dargli un nome.

1923


Sergej A. Esenin, Poemi e poemetti, BUR

domenica 13 ottobre 2013

Poesia n.38

Sì! Ora è deciso. Senza ritorno
Ho lasciato i campi nativi.
Ormai non più con l’alato fogliame
Canteranno su di me i pioppi.

La bassa casa senza di me si ingobbirà,
Il mio vecchio cane è da tempo crepato.
Nelle tortuose vie di Mosca
Dio ha deciso, si vede, che io morirò.

Amo questa città intricata,
Non mi importa se è flaccida o decrepita.
La sonnolenta Asia d’oro
Riposa sulle sue cupole.

E quando di notte splende la luna,
Quando splende… Lo sa il diavolo come!
Vedo, con la testa penzolante,
Per un vicolo verso la solita bettola.

Rumore e fracasso nell’orribile tana,
Per tutta l’intera notte, fino all’alba,
Io leggo poesie alle prostitute
E mi do all’alcool con i banditi.

Il cuore batte più spesso e più spesso,
E già io parlo a sproposito:
«Io sono, come voi, uno rovinato,
Ormai non posso più tornare indietro.»

La bassa casa senza di me si ingobbirà,
Il mio vecchio cane è da tempo crepato.
Nelle tortuose vie di Mosca
Dio ha deciso, si vede, che io morirò.

(1922)


S. Esenin, Poesie e poemetti, BUR


martedì 21 maggio 2013

L'uomo nero

Amico mio, amico mio,
io sono molto molto malato.
Io stesso non so da dove mi venga questo male.
Forse è il vento che fischia
sul campo vuoto e deserto,
forse, come a settembre al boschetto,
è l'alcool che sfronda il cervello.


La mia testa agita le orecchie
come fa un uccello con le ali.
La mia testa non è più capace
di dondolarsi sul collo.
Un uomo nero,
nero, nero,
un uomo nero
non mi lascia dormire per tutta la notte.

martedì 29 gennaio 2013

Ritorno al paese nativo


Ho visitato i luoghi nativi,
La mia campagna, con la sua gente,
Dove sono vissuto da ragazzino,
Dove, come una torretta
Con piattaforma di betulla
Si innalzava un campanile senza croce.

Quante cose si sono cambiate laggiù,
Nella loro quotidianità, povera e squallida.
Quale moltitudine di scoperte
È venuta dietro ai miei calcagni.