FUMARE
Per una sigaretta nel cortile, di notte, bisogna inerpicarsi sulla ringhiera e badare che la cenere non finisca sulla camicia da notte. Ora è chiaro che la cinta di separazione dal campo sportivo non è altro che un muretto assediato dall’edera, il ceppo del pino l’ha seppellito la rena, manca la bombola di metano e le scritte sul muro – Rachele ama Ciro B. – sono sbiadite. Le volute di fumo espirate contro l’aria afosa sono le stesse di qualche anno fa, ma i compagni sono come i gatti: passeggiano senza fermarsi. Gettare il filtro inservibile a terra vuol dire: tutto finito!
COMUNISMO
«Non ti ci porto alla mostra, fa troppo caldo. Chiedilo a Luci.»
«Dorme!»
«Finge. Si alza prestissimo, fa colazione e torna nel letto.»
«È sempre così disordinata.»
Tina abbraccia Luci, che ha scomposto le lenzuola e monopolizzato un cuscino.
«Mi accompagni?»
Il mugugno che ne viene fuori suona come: «Non so guidare.»
Lele ride, Tina prova con le carezze ma viene respinta.
«Insomma, vi siete coalizzate? Se fate così divento…»
«Ah-ah, attenta Tina.»
Qui gelosia è una parola che non si può dire.
TANGO
Quel giorno imparai che cosa significasse avere le palle.
Lo sapevano tutti che Carmelo era proprio scarso nel gioco del calcio e nessuno gli passava la palla; poverino, trotterellava a centrocampo rincorrendoci. Mi fece pena e gli diedi una possibilità.
Sbagliai: tirò una sventola scoordinata e potente che andò dritta contro una finestra. Il tempo di udire il crash del vetro ed erano già tutti corsi via, lasciandomi lì come un cretino. Mi tremavano le gambe e forse per questo non scappai. Mi beccai le urla e assistetti alla barbara scuoiatura del pallone, ma che importava? Ero rimasto lì, a prendermi la colpa. Praticamente un eroe.
UN SEGRETO
Durante la salita verso il paese, fra una curva e l’altra, lui non dice una parola e lei è preoccupata; infine non si trattiene più e domanda:
«Sei proprio sicuro?»
«Hai alternative?»
Lei sa che quella fermezza cela soltanto delusione.
«A me non importa nulla di quello che fai, lo sai?»
La sincerità non lo smuove.
«Ai miei sì. Hai intenzione di fare la spia?» domanda, colto da un presentimento.
«No.»
«So che pensi, non dovrei mentire. Ma non ne parliamo più.»
Lei ammutolisce, sconfitta; a un tratto sporge la testa fuori dal finestrino e grida:
«Mio marito fa il contadino, va bene? Ridete? Chissenefrega!»
LA PALUDE
«Zi’ Pietrino, che fate?»
«Niente.»
«Aspettate qualcuno?»
«Forse passa la corriera. Io controllo e se si ferma ti chiamo.»
Matteo compie la stessa strada a ritroso ogni sera per tornare a casa.
«Zi’ Pietrino, che fate?»
«Niente.»
«È passata la corriera?»
«Eh, no. Mi sono addormentato e non l’ho vista. Domani, quando passa, ti chiamo.»
Matteo sa che l’autobus non riuscirà mai a passare attraverso una via così piccola.
Nessun commento:
Posta un commento