E adesso dormano pure tutti i nostri cari e immortali.
Sotto il ponte presso il II liceo femminile gonfia la Miljacka scorre.
Domani è domenica. Prendete il primo tramway per Ilidža.
Naturalmente, nell'ipotesi che non cada la pioggia.
La noiosa lunga pioggia di Sarajevo.
Chissà come ne sentiva la mancanza Čabrinović in prigione!
Noi la malediciamo, la insultiamo, e tuttavia mentre cade
fissiamo i nostri appuntamenti d'amore come fossimo in pieno maggio.
Noi la malediciamo, la insultiamo, coscienti che
pur ingrossata dall'acqua
la Miljacka non diventerà mai né il Guadalquivir né la Senna.
E allora! Forse per questo ti amerò di meno
e ti tormenterò meno nelle sventure?
Per questo sarà forse minore la mia fame
di te e minore il mio amaro diritto
di non dormire quando incombono sul mondo la peste o la guerra
e quando le uniche parole diventano «non dimenticare» e «addio»?
Del resto forse questa non è neppure la città dove morirò,
ma in ogni caso essa mi ha meritato
incomparabilmente più sereno,
questa città dove forse non sono neppure stato troppo felice
ma dove ogni cosa è mia e dove posso sempre
trovare almeno qualcuno di voi che amo
e dirvi che mi sento solo fino all'angoscia,
Potrei farlo anche a Mosca, ma Esenin è morto
e Evtušenko si trova certamente in qualche posto della Georgia.
A Parigi come potrei chiamare il pronto soccorso
se non ha risposto neppure agli appelli di Villon?
Qui, se chiamo persino i pioppi, miei concittadini,
anch'essi sapranno ciò che mi fa soffrire.
Perché questa è la città dove forse non sono stato troppo felice,
ma dove tuttavia anche la pioggia quando cade non è solo pioggia.
1961
Izet Sarajlić, Chi ha fatto il turno di notte
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