La seconda
volta, quel giorno, che la madre
L’ha chiamato,
gli ha detto:
«Non ho più un
grammo di forza. Non farei altro
Che starmene
stesa a letto.»
«Hai preso le
pillole del ferro?», ha voluto sapere lui.
Lo voleva
sapere sul serio. Ogni giorno pregava,
senza
speranza, che la cura del ferro funzionasse.
«Sì, ma mi
fanno venire solo fame.
E qui non c’è
niente da mangiare.»
Le ha
ricordato che quella mattina
Avevano fatto
la spesa per ore. Portato a casa
Ottanta dollari
di provviste, da riempire
La credenza e
il frigorifero.
«In quest’accidenti
di casa non c’è altro da mangiare
Che mortadella
e formaggini«, ha detto lei.
La voce le
tremava di rabbia. «Niente!»
«E come sta la
gatta? Come sta Kitty?»
Anche a lui
tremava la voce. Doveva
Distrarla dal
cibo; un argomento che
Non provocava
altro che angoscia.
«Kitty», ha
detto la madre. «Kitty, qua.
Kitty, Kitty. Non
mi risponde, tesoro.
Non ne sono
tanto sicura, ma mi sa
Che è finita
nel cestello della lavatrice
Mentre mettevo
dentro i panni. E prima che
Mi dimentichi:
quella lavatrice fa
Un rumore
strano. Mi sa che c’è qualcosa
Che non va,
Kitty! Niente, proprio non
Risponde. Tesoro,
ho tanta paura.
Ho paura di
tutto. Aiutami, ti prego.
Poi torna pure
a fare quello che stavi
Facendo. Qualsiasi
cosa sia
Di così
importante da giustificare
La pena che mi
sono presa
Per metterti
al mondo.»
R. Carver, Orientarsi con le stelle, minimum fax
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