mercoledì 9 ottobre 2013

Poema della fine [12]

Fitta criniera sugli occhi
la pioggia. Colline. Alle spalle
i sobborghi. Siamo
fuori città.

C'è la città, ma non per noi.
Matrigna - non madre!
Bisogna fermarsi: oltre
non si può andare. Qui

bisogna crepare. Campi.
Steccati. La vita è sobborgo.
Costruite casette felici
con fiori, con orti!

Causa perduta
in partenza, signori:
chi è che resiste
così fuori mano?

E sotto i rovesci, gli scrosci
di un acquazzone impazzito,
ci separiamo: la prima cosa
che facciamo insieme!

Anche a Giobbe, Signore,
chiedevi tanto in cambio?
Ti è andata male: noi siamo
fuori città...

Fuori città! Oltre - bastioni
e barriere. La vita è dove
nulla si può. Prigione.
Quartiere di ebrei.

Erranti? È mille volte
più degno. Giacché
ai non serpenti la vita
è pogróm. Viva

di rinnegati soltanto,
di Giuda! Meglio
di un lebbrosario!
O all'inferno! Purché

non nella vita:
pascolo di agnelli
per il boia! Dormitorio
di apostati e marrani!

Straccio con le mie mani
il fogli di residenza
nell'esistenza. Vendetta
per lo scudo di Davide.

Ghetto. Fossato.
Non aspettarti pietà! Nel nostro, 
nel più cristiano dei mondi - 
ogni poeta è giudeo!


Marina Cvetaeva, Dopo la Russia, trad. Serena Vitale

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