venerdì 18 ottobre 2013

Poema della fine [14]

Pendio. Per pavidi sentieri
di pecore – al fragore
della città. Tre ragazze in salita.
Sfrontate. Ridenti. Di te

Ridono – col trionfale mezzogiorno
del ventre. Risate come
creste d’onda. Ridono per le tue
 maschili, superflue, ignominiose –

Lacrime. Risibili, visibili
anche nella pioggia. Due lune.
Due fiumi. Gemme infamanti
sul bronzo del campione.

Per le tue estreme
e prime – oh, continua! –
lacrime: perle
del mio diadema.

Non abbasso la testa.
Tra buio e rovesci
le fisso. Guardate, bevete,
marionette di Venere!

Il nostro legame è il più stretto
dei talami nuziali!
E il Cantico dei Cantici
lascia a noi la parola – a noi,

creature senza storia.
E Salomone si commuove: quanto
più alto del giacere insieme
è il comune pianto!

E nelle cave onde di nebbia
vai – la schiena curva, il passo uguale –
senza tracce, muto,

come affonda una nave.


Marina Cvetaeva, Dopo la Russia, trad. Serena Vitale

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