Perdere tutto in un colpo:
niente di più pulito...
Sobborghi. Confini
di giorni, ferite,
carezze (carcasse
di corpi e di case).
Rispetto le villette vuote
come una vecchia madre.
Perché è già fare - svuotarsi!
Chi è deserto non può.
(Case per villeggianti
e amanti. Case di - assenti.)
Solo non trasalire
quando il coltello apre.
Periferia: per i feriti
squarcio di cicatrici.
Giacché - bando a parole
sontuose - l'amore è sutura,
non benda. Non scudo - sutura.
Ah, non chiedere aiuto!
È lo stesso filo che inchioda i morti
alla terra, il punto che mi lega
a te: e lo dirà il tempo:
se scempio, se doppio.
In ogni modo, caro: per orli, per bordi, per
cuciture, stracci, brandelli...
Di buono c'è che si è aperta
da sola: di colpo, senza sfilacci.
E nelle pieghe c'è carne
viva -non marcio.
Oh, non perde chi strappa!
È vittoria lo squarcio.
Sobborghi - divorzi
di fronti, memorie.
Vento di esecuzioni capitali.
Verdetto di periferie.
Oh, non perde chi scappa
quando si accende l'aurora.
Io ti ho cucito una vita intera -
di notte, senza imbastirla.
Non arrabbiarti se ora la trovi
un po' storta... Sobborghi:
laceri bordi di anime
sfilate dal corpo,
scucite... Violento,
feroce è il passo
dei sobborghi. Lo senti, sull'argilla
fradicia: stivale del destino?
... I miei punti alla buona giudica tu,
caro, e il vivo filo tenace
perdona... Guarda:
l'ultimo lampione!
"Qui?" sguardo come
congiura. Sguardo di razze
inferiori. "Andiamo sulla montagna -
per l'ultima volta?"...
Marina Cvetaeva, Dopo la Russia, trad. Serena Vitale
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