Così si
affilano i coltelli
Sulla pietra,
così si spazza via
La segatura.
Sotto i miei palmi
Qualcosa
di fradicio, gonfio.
Dov’è la
celebrata coppia: forza virile, secca forza!
Sotto il
mio palmo fiotti
Di lacrime
– non pioggia!
Di quali
seduzioni ormai parlare?
Ogni mio
avere – in lacrime!
Dopo i
tuoi occhi-diamanti,
dopo
questi torrenti nei palmi
nono
resta più nulla
da
perdere. E solo
carezze,
carezze,
carezze
sul volto.
Siamo
tutte così noi Marine,
polacche:
superbe.
Dopo i
tuoi occhi d’aquila
Che grondano
nelle mie mani…
Piangi?
Caro,
prendo
io tutto il peso! Perdona!
Qualcosa
di caldo, di grande
– Salato,
indifeso – nel palmo!
Tremende
lacrime maschili:
mazzate
sulla nuca! Piangi!
Ritroverai
con altre
Il pudore
smarrito.
Noi? Due
gocce
Della stessa
acqua…
Morta conchiglia
–
Labbra su
labbra.
Bagnate.
Di
atrepice
Sanno.
«Ma
dimmi, e domani
Quando
Mi sveglio?...»
M. Cvetaeva, Dopo la Russia, trad. Serena Vitale
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