giovedì 17 ottobre 2013

Poema della fine [13]

Così si affilano i coltelli
Sulla pietra, così si spazza via
La segatura. Sotto i miei palmi
Qualcosa di fradicio, gonfio.

Dov’è la celebrata coppia: forza virile, secca forza!
Sotto il mio palmo fiotti
Di lacrime – non pioggia!

Di quali seduzioni ormai parlare?
Ogni mio avere – in lacrime!
Dopo i tuoi occhi-diamanti,
dopo questi torrenti nei palmi

nono resta più nulla
da perdere. E solo
carezze, carezze,
carezze sul volto.

Siamo tutte così noi Marine,
polacche: superbe.
Dopo i tuoi occhi d’aquila
Che grondano nelle mie mani…

Piangi? Caro,
prendo io tutto il peso! Perdona!
Qualcosa di caldo, di grande
– Salato, indifeso – nel palmo!

Tremende lacrime maschili:
mazzate sulla nuca! Piangi!
Ritroverai con altre
Il pudore smarrito.

Noi? Due gocce
Della stessa acqua…
Morta conchiglia –
Labbra su labbra.

Bagnate.
Di atrepice
Sanno.
«Ma dimmi, e domani
Quando

Mi sveglio?...»


M. Cvetaeva, Dopo la Russia, trad. Serena Vitale

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